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Il riscatto dell'insetto: dall'anonimato all'unicità di icona

di Fausto Pesarini

Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara

 

 

«Curculionide schiacciato da un triciclo»: per quanta empatia si provi per tutte le creature, questa non sarà mai una notizia. Gli insetti li combattiamo con armi chimiche, o con più sofisticate armi biologiche, li schiacciamo senza pietà non appena invadono il «nostro» territorio, li vediamo come degli intrusi, o più semplicemente non li vediamo affatto. Certo, chi li studia sa che gli insetti sono un universo pieno di sorprese e di meraviglie: sono anch’essi parte di quell’unico e grande mistero che è la vita. Ma quello che ci sfugge, comunque li si consideri, è che anche loro, come tutti gli animali, grandi o piccoli che siano, hanno una individualità. Ogni singolo insetto ha avuto una sua storia e avrà una sorte che lo renderanno diverso e unico tra tutti gli esemplari della sua specie. Perché ogni singolo insetto è una vita a sé, la sua casa è questa Terra e il suo cielo è lo stesso cielo che vediamo noi umani. E in fondo siamo solo noi a decidere che una vita sotto questo cielo sia meno degna di un’altra di essere vissuta.

Insetti - Vite fragili sulla punta di una biro è il risultato di una ricerca creativa che ci porta a riflettere sull’irriducibilità della vita alla scala di valori relativi del nostro «senso comune». Gli insetti, quei particolari insetti le cui esistenze si sono spente anzitempo per «incidenti» tanto banali, e non altri individui di quelle stesse specie, compongono una galleria di individualità che emergono per una volta dall’anonimato alla stregua di «personaggi». Monumentalizzati e trasfigurati come icone dinanzi alle quali siamo costretti a sostare e a pensare, ciascuno accompagnato dai dati anagrafici e dalle cause della morte, li riconosciamo per una volta nella loro unicità, nella non intercambiabilità della loro esistenza con quella di tanti altri esemplari di quelle schiere per noi solitamente insignificanti. Lo studioso, l’entomologo devono riporre le loro armi critiche: gli errori e le imprecisioni nei dettagli morfologici degli insetti ritratti sono frutto dell’idealizzazione con cui li si è voluti consegnare alla posterità (accade anche per noi umani…) e agiscono come altrettanti «depistaggi» disseminati al fine di deviare la nostra attenzione dalla mera illustrazione scientifica di una specie zoologica. L’artista, si sa, non usa le stesse risorse che soccorrono lo studioso: la sua intuizione non serve per «spiegare», ma è forse più potente al fine di farci vedere cose che stanno al di là del nostro giudizio comune.