recensioni

Insetti

di Maria Livia Brunelli

Curatrice e direttrice della MLB Home Gallery - Ferrara

Ferrarese, classe ’76, Marcello Carrà è un giovane artista che da due anni a questa parte disegna solo insetti  e solo con la penna biro. Ciò che stupisce sono le dimensioni di questi disegni, che raggiungono anche diversi metri di lunghezza. La sua attrazione per l’universo degli insetti è metafora di un rispetto per la vita che include anche le creature più apparentemente insignificanti. Che, osservate da vicino, mostrano una complessità sbalorditiva.

Lo spettatore si trova così davanti a falene, mosconi, formiche, cavallette, scarabei rinoceronte e curculionidi giganti, in alcuni casi più grandi di un essere umano. E’ davvero non comune la manualità di questo abilissimo disegnatore, che evoca alla memoria la precisione miniaturistica di Dürer e Pisanello. Carrà, come loro, realizza ogni opera a mano libera; parte da una fotografia di piccole dimensioni spesso trovata con l’aiuto di Internet, avvalendosi unicamente della quadrettatura. Ciò significa che la fotografia dell’insetto viene divisa in quadretti; questo reticolo geometrico di linee viene poi riportato in scala sul foglio da disegno e serve all’artista come riferimento per l’ingrandimento dell’immagine. Non avendo a disposizione un tavolo sufficientemente grande per contenere gli enormi fogli che utilizza, Carrà si limita a disegnare su un tavolo di un metro, arrotolando il foglio man mano che il disegno procede.

Ma perché Carrà da due anni disegna solo insetti? L’artista ha rivelato che la sua attrazione per queste creature (che molti trovano ripugnanti) ha avuto origine fin dall’infanzia, quando schiacciava le formiche nel giardino di casa. Da questo ricordo è nata una riflessione sulla fragilità degli insetti, che ingranditi rivelano un’estetica estremamente complessa ed affascinante, ma che tutti i giorni muoiono senza fare notizia nei modi più disparati.

Così Carrà passa le sue serate, anziché guardare la televisione, a disegnare insetti, affascinato dalla loro perfezione estetica, dalla loro apparente fragilità. Una curiosità: per ogni disegno, Carrà ha usato in media tre penne Bic. Ogni Bic è numerata, a testimonianza del suo valore come preziosa compagna di questa avventura.

Se molti di noi scarabocchiano con una penna Bic mentre sono al telefono o in riunione, pochi riescono a farlo con la pazienza e la precisione fiamminga di Carrà. Dal momento in cui fu inventata, negli anni Quaranta, la penna Bic ha trovato tra gli artisti vari estimatori: nell’ambito della Transavanguardia, ricordiamo Arabic di Aldo Mondino, un lampadario circolare in ferro battuto decorato con le penne Bic al posto dei pendagli di cristallo; i giganteschi ritratti iperrealisti realizzati unicamente con la penna a sfera dello spagnolo Juan Francisco Casas; ei disegni del visionario artista e regista teatrale Jean Fabre, che ha in comune con Carrà la passione per gli insetti, essendo nipote del celebre entomologo Jean-Henri Fabre. Anche lui, come Carrà, sostiene che gli insetti “hanno molto da insegnarci”, tanto che sul palcoscenico i suoi attori si fanno attraversare il corpo da insetti, e le sue sculture iridescenti ottenute tessendo centinaia di scarabei ora decorano il soffitto della sala degli specchi del Palazzo Reale di Bruxelles.

Gli insetti, quei particolari insetti le cui esistenze si sono spente anzitempo per “incidenti” banali, compongono così una galleria di individualità che emergono per una volta dall’anonimato alla stregua di “personaggi”. Monumentalizzati e trasfigurati come icone dinanzi alle quali siamo costretti a sostare e a pensare, ciascuno accompagnato dai dati anagrafici e dalle cause della morte, li riconosciamo per una volta nella loro unicità, nella non intercambiabilità della loro esistenza con quella di tanti altri esemplari di quelle schiere per noi solitamente insignificanti.

La lapide commemorativa che accompagna ogni opera riporta infatti la data di nascita e di morte di ciascun insetto, nonché l’assurda causa della suo decesso.

“Si enfatizza pertanto l’individualità dell’animale –spiega l’artista-, che non è più assurto a rappresentante della sua specie, bensì viene identificato come singola creatura, distinta da tutte le altre, nata in tal giorno e morta in tal altro, così come avviene per ogni individuo umano. Questo perché ogni insetto ha avuto una vita a sé, diversa da tutte le altre dei suoi simili, in quanto tutti gli animali, grandi o piccoli che siano, hanno una loro individualità. Un aspetto che spesso l’ottica umana non riesce a cogliere, soprattutto quando si tratta di esseri minuscoli e all’apparenza insignificanti. Ma si tratta in realtà solo di una questione di dimensioni, in quanto così monumentalizzati questi animali ci appaiono tutt’altro che insignificanti. Di fronte a queste alterazioni dimensionale siamo noi a sentirci fragili, a tal punto che uomo e insetto si scoprono vulnerabili allo stesso modo”.

E il concetto di vulnerabilità è portato all’estremo anche dalla scelta del supporto dell’opera, la carta, che tra tutti i supporti è quello più facilmente danneggiabile, a volte in maniera irreversibile, nonché dalla tecnica a biro, che tramite un segno sottile e frammentato riesce tuttavia a coprire grandi superfici.

Un omaggio quindi a questi animali, ma allo stesso tempo un monito nei confronti della fragilità dell’esistenza di ogni creatura, uomo compreso. E’ solo una questione…di scala.